
La Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati del Cile ha compiuto un passo decisivo approvando in generale, con 10 voti favorevoli e 2 contrariLa proposta, che riunisce tre disegni di legge volti a regolamentare la situazione dei cani randagi, ha scatenato un acceso dibattito tra gli animalisti e le comunità rurali. Prevede la possibilità di sopprimere questi cani in determinate circostanze, come ad esempio per la protezione del bestiame o della fauna selvatica.
La votazione, che ha goduto di un ampio sostegno politico, è giunta dopo un lungo dibattito che ha visto contrapporsi le richieste degli allevatori, che lamentano perdite per milioni di dollari a causa degli attacchi dei cani, e gli avvertimenti delle associazioni per i diritti degli animali, che considerano il provvedimento “crudele e inefficace”. Il disegno di legge passerà ora all’esame della Camera dei Deputati e successivamente al Senato, dove si prevede una discussione altrettanto accesa.
Una fusione di iniziative con il sostegno di tutti i partiti
La proposta approvata unisce i bollettini 16.962-01, 18.269-01 e 18.400-01, che affrontano diversi aspetti del problema. Il primo modifica la legge sulla caccia in stabilire la protezione della fauna selvatica come dovere dello StatoLa seconda comprende misure di prevenzione e controllo contro attacchi di branchi di cani che attaccano il bestiame Ciò include la possibilità per i proprietari di bestiame di implementare sistemi di cattura, previa presentazione di una denuncia e di prove. La terza disposizione definisce legalmente i cani randagi come “animali nocivi” e “specie aliena invasiva”.
Tra i punti più controversi vi è l’esenzione dalla responsabilità penale per maltrattamenti sugli animali quando si agisce per legittima difesa, in difesa di terzi o in difesa del bestiame contro un attacco effettivo o imminente. L’articolo 291 bis del Codice penale viene inoltre modificato per consentire la cattura, il controllo o l’eliminazione di tali animali ai fini della tutela della salute pubblica, della sicurezza delle persone, della biodiversità o della proprietà privata, a condizione che tali misure siano effettuate in conformità ai protocolli tecnici e sanitari.
Reazioni contrarie e argomentazioni dei difensori
La decisione ha suscitato indignazione. Il deputato indipendente Sebastián Videla, noto per il suo attivismo a favore dei diritti degli animali, l’ha definita “un giorno triste per tutti gli animali” e ha affermato che “invece di consentire la caccia, dobbiamo combattere con forza l’abbandono e il maltrattamento degli animali”. Allo stesso modo, la deputata Sofía González, una delle due che hanno votato contro, ha dichiarato che è “molto triste vedere come questa logica della violenza si stia affermando come mezzo per risolvere i conflitti”.
Anche l’Associazione dei veterinari e diverse università hanno espresso la loro opposizione. Il veterinario Mario Méndez ha criticato la proposta per la mancanza di supporto tecnico e per non aver consultato gli organi accademici. Nel frattempo, i sostenitori del provvedimento sostengono che i cani randagi rappresentano un problema. una vera minaccia per l’allevamento del bestiame e la biodiversitàe che nelle zone rurali come la valle dell’Aconcagua, si sono già registrate perdite per milioni di dollari.
Un problema che non conosce confini
Il problema dei cani randagi non è esclusivo del Cile. In Spagna, ad esempio, il Parco Nazionale di Doñana è stato teatro di attacchi ai cervi da parte di branchi di cani, come dimostra un video diffuso dalla Federazione Cacciatori Andalusa. Anche la legge spagnola sul benessere degli animali è stata criticata per aver ostacolato le misure di controllo. In entrambi i paesi, l’abbandono e la gestione irresponsabile da parte dei proprietari sono alla radice del problema, ma le soluzioni legislative differiscono.
Mentre il disegno di legge cileno si avvia all’approvazione, le organizzazioni per i diritti degli animali stanno già preparando una campagna contro di esso. Sostengono che la caccia non risolva il problema di fondo e che siano necessarie politiche come la sterilizzazione, l’educazione e il controllo della proprietà. Il dibattito, tutt’altro che concluso, promette di intensificarsi nei prossimi mesi.
Con questa votazione, il Cile si pone all’avanguardia di una misura controversa che altri Paesi stanno osservando con attenzione. Trovare un equilibrio tra la tutela della fauna selvatica e il benessere degli animali rimane una sfida senza soluzioni semplici.


